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PALA DI FICO D’INDIA A TAGLIERE O TAGLIERE A PALA DI FICO D’INDIA? 

Pala&Paletta

Chi cerca non smetta di cercare fino a che non avrà trovato…

Queste parole che ho letto mi frullano sempre nella testa. Quando mi trovo in posti nuovi mi si accende una sorta di radar alla ricerca di cose particolari, soluzioni sorprendenti, regole di un progetto che non si vedono ma capaci di stupire e calamitare la mia attenzione.

Ed è quello che è successo in un negozio a Castelbuono in provincia di Palermo. Si chiama PUTIA sicilian creativity_art | handicraft | souvenir | collecting. Tra gli oggetti, i souvenir e le varie collezioni di artigianato mi sono sentita chiamare (seee, vabbè…in questo negozio ci sono anche oggetti animati?)  da un tagliere a forma di pala di Fico d’India (che in pratica ho comprato).

PALA & PALETTA è il nome del progetto.

E’ un tagliere con poggiamestolo in legno di frassino, un incavo fa da contenitore al mestolo in legno di radica di ulivo. Nel progetto c’è il “rimando complessivo alla pala di fico d’india, […] e, a Castelbuono, contenitore naturale utilizzato per la raccolta della manna”.

E’ un bel tagliere e averlo in cucina rimanda sempre al fico d’India e ai diversi usi che se ne facevano:  senza spine venivano usate per le insalate, spaccate, per curare tagli e ferite aiutando il processo di cicatrizzazione. Inoltre sia i fiori che i frutti hanno eccellenti proprietà che i nostri nonni conoscevano bene.

La pianta  del fico d’india (Opuntia ficus-indica), anche se in Sicilia è ovunque, è una pianta originaria del Messico, infatti India era il nome del continente americano (Indie occidentali) prima di essere chiamato America. E’ una specie naturalizzata, importata da altri luoghi e spontaneizzata e si differenzia dalle specie autoctone perché sono piante nate e cresciute in una certa zona.

Mi chiedo e chiedo: il Fico D’India è icona della Sicilia?

 

 

lama per agrumi

Tra gli oggetti che mi appassionano un posto privilegiato lo occupano gli utensili per cucina o COOK’S TOOLS, perché soluzionano, accorciano i tempi, semplificano il lavoro, i risultati sono differenti e perché in pratica: “i ferri fanno il mestiere”.

L’argomento di oggi riguarda gli agrumi e la poesia olfattiva che si sprigiona grattugiandone la buccia…

Nella preparazione di torte, salse, ma anche creme, è quasi indispensabile aggiungere quel magico aroma profumato che si emana grattugiando la buccia degli agrumi, e con una semplice grattugia per parmigiano il risultato non è eccellente, anche se è una grande SOLUZIONE.

Questa grattugia è stata pensata e realizzata per risolvere un altro problema: ridurre il formaggio in briciole e strisce. Dalla fonte wikipedia si legge che “quelle più vecchie erano realizzate forando con un chiodo una lamiera metallica: le punte che si vengono a formare sul retro, dopo che la punta del chiodo aveva rotto la superficie e il corpo del chiodo passando le aveva deformate lasciandole in posizione perpendicolare alla lamiera, staccano particelle di formaggio che cade nei fori finendo direttamente sui cibi”.images-26

Invece grazie alla creatività di Lorraine Lee, che per risolvere il problema delle scorze degli agrumi ridotte in poltiglie dalle usuali grattugie durante la preparazione dei suoi dolci, nasce una nuova Soluzione. Prova su un’arancia una raspa da falegname presa in prestito dagli attrezzi del marito e si accorge che la buccia produce fiocchi separati tra loro e nel 1994 brevetta l’idea.

La grattugia Zester, che ricorda la raspa per il legno, così si chiama, è diventata un must un oggetto di cui non si può fare a meno per cuochi, blogger e appassionati di cucina. Con questa lama si grattugia solo la superficie della scorza degli agrumi senza intaccare la parte bianca e si ripulisce facilmente senza sprechi. Inoltre si può utilizzare su altri alimenti ed ottenere sottilissimi riccioli.

Sembra uno spot pubblicitario, lo so…e forse lo è.  Le soluzioni che risolvono problemi vanno condivisi, e quindi: evviva la pubblicità! images-28

 

Foto tratte da internet.

PINZA PER STRIZZARE…

Quando si parla della famosa e popolare bevanda chiamata si aprono mondi, e ogni mondo è un argomento da approfondire. Intendo l’aspetto botanico, culturale, nutrizionale, sociologico e anche antropologico.

In questa occasione non voglio parlare del tè (o thè) e neanche che è una bevanda molto antica, e che è un infuso ricavato dalle foglie, e che ci sono diversi tipi di tè (bianco, nero, verde e altri ancora), e neanche che contiene caffeina e che ha diverse proprietà benefiche per la salute. Niente di tutto questo. 🙂

Voglio parlare invece, di un oggetto collegato alla preparazione di questa bevanda e che SOLUZIONA  un gesto che tutti facciamo quando si utilizzano i filtri di carta usa e getta. IMG_4339 $T2eC16V,!yUE9s6NEllCBR5+zEl9RQ~~60_35

Si tratta di una pinza strizza bustine.

E’ una pinza che ha all’estremità dei fori e che sostituisce il gesto che di solito si tende a fare con le dita o aiutandosi con il cucchiaino: strizzare la bustina per far uscire il liquido ancora concentrato nel filtro.

Vi piace, è un’ottima soluzione?

IMBUTO PER BARATTOLI

Quando si parla di imbuto, le prime immagini che scorrono nella mente, sono quelle del travasare liquidi in recipienti a bocca stretta, “solo nel momento del critico travaso di fluidi incontrollabili”. Ne esistono di tutti i colori e materiali: plastica, metallo, vetro, anonimi, personalizzati, richiudibili, decorati e anche disegnati.

Dall’impulso ormai ossessivo “vediamo cosa trovo, digitando nel WorldWideWeb, la parola imbuto” ho saputo che:

  • nel Medioevo la sua geometria è stata usata come significato esoterico. Nei dipinti del pittore Hieronymus Bosch è raffigurato l’imbuto rovesciato sul capo come simbolo di follia.
  • Dante Alighieri (ma questo lo ricordiamo tutti!) attribuisce all’Inferno una forma di imbuto, creato dalla caduta di Lucifero sulla Terra.
  • nel romanzo Il mago di Oz l’uomo di latta, l’autore Lyman Frank Baum fa indossare, a uno dei personaggi principali, un imbuto come cappello.
  • in un incisione su legno del 1600, “l’imbuto di Norimberga” è rappresentata la metafora della conoscenza. Nella stampa si vede un insegnante che versa “il suo sapere” dall’imbuto, poggiato sulla testa di un ragazzo.
  • e, dal blog HISTORY OF THINGS: THE FUNNEL tutto il possibile e impossibile su questo oggetto.

Ma, e sottolineo il MA, l’imbuto che mi suscita particolare emozione è l’imbuto per barattoli.Z_ecommerce_imbuto per barattoliimbuto per barattoli

 

 

 

 

(oh oh, direte voi! e l’amico di un mio amico avrebbe detto: e c’era bisogno di fare tutta questa premessa?)

In verità pensavo ad una soluzione simile ogni qualvolta mi cimentavo nella preparazione di marmellate e confetture. Parlandone con la mia “fonte” ho saputo che l’oggetto esiste, l’ho comprato, è meraviglioso ed è più di quello che sembra. E’ un praticissimo imbuto con bocca larga adattabile alla maggior parte dei barattoli, agevola l’invasatura di preparazioni dense (non solo marmellate e confetture) senza sporcare e senza spreco, perché tutto quello che cade e si appiccica nei contenitori non si recupera più, e, altra caratteristica non indifferente, evita di scottarsi le dita.

Non conosco chi lo ha inventato e quando è successo, come dice Bruno Munari, “è un oggetto ben progettato e non importa da chi”, è la soluzione ad un problema e con una piacevole forma.

Foto tratte da internet

A COSA SERVE?

A cosa serve?” è la domanda che adoro fare quando mi ritrovo nella sua cucina tra aggeggi e utensili di ogni forma e stile, quando vado per mega negozi specializzati in oggetti casalinghi e arnesi vari. La curiosità, il fascino e la meraviglia è capire a cosa servono, osservare le forme e le proporzioni, i vari incastri e anche cercare le loro storie, chi li ha inventati, scoprire il perché di ognuno e quale problema ha generato quella soluzione.

C’è un oggetto da utilizzare per le noci che merita attenzione. In questi giorni invernali le noci sono ovunque e tutti sappiamo che per poter mangiare la parte commestibile della noce, chiamata in botanica seme, bisogna “eliminare” il guscio legnoso e rugoso diviso in due metà (endocarpo, sempre per i botanici!) e, per farlo occorre lo SCHIACCIANOCI. Utensile molto utile, ne esistono tanti modelli e nella letteratura fantastica  anche animati, da cui è tratto il famoso balletto con musiche di Čajkovskij.

Ma, il designer Jim Hannon-Tan nel 2002 ha progettato per Alessi un oggetto che “è un piccolo punteruolo che ricorda nella forma i semi dell’acero” chiamato APRINOCI Nut splitter, il punteruolo penetra nella fessura tra i due gusci e con una piccola rotazione apre le due parti e libera il gheriglio.ALESSI-APRINOCI-NUT-SPLITTER-extra-big-772

E’ una “genialata” perché non schiaccia le noci, ma le apre. Questo gesto lo vedevo fare con la punta del coltello ai miei nonni maschi quando ero piccola raccomandandomi di non rifarlo perché ci si poteva far male, e quando l’ho visto per la prima volta è stata una conquista!

Oltre ad aprire le noci come facevano i miei nonni è bello poter spiegare a cosa serve a chi me lo chiede.

Foto tratta da internet