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IMBUTO PER BARATTOLI

Quando si parla di imbuto, le prime immagini che scorrono nella mente, sono quelle del travasare liquidi in recipienti a bocca stretta, “solo nel momento del critico travaso di fluidi incontrollabili”. Ne esistono di tutti i colori e materiali: plastica, metallo, vetro, anonimi, personalizzati, richiudibili, decorati e anche disegnati.

Dall’impulso ormai ossessivo “vediamo cosa trovo, digitando nel WorldWideWeb, la parola imbuto” ho saputo che:

  • nel Medioevo la sua geometria è stata usata come significato esoterico. Nei dipinti del pittore Hieronymus Bosch è raffigurato l’imbuto rovesciato sul capo come simbolo di follia.
  • Dante Alighieri (ma questo lo ricordiamo tutti!) attribuisce all’Inferno una forma di imbuto, creato dalla caduta di Lucifero sulla Terra.
  • nel romanzo Il mago di Oz l’uomo di latta, l’autore Lyman Frank Baum fa indossare, a uno dei personaggi principali, un imbuto come cappello.
  • in un incisione su legno del 1600, “l’imbuto di Norimberga” è rappresentata la metafora della conoscenza. Nella stampa si vede un insegnante che versa “il suo sapere” dall’imbuto, poggiato sulla testa di un ragazzo.
  • e, dal blog HISTORY OF THINGS: THE FUNNEL tutto il possibile e impossibile su questo oggetto.

Ma, e sottolineo il MA, l’imbuto che mi suscita particolare emozione è l’imbuto per barattoli.Z_ecommerce_imbuto per barattoliimbuto per barattoli

 

 

 

 

(oh oh, direte voi! e l’amico di un mio amico avrebbe detto: e c’era bisogno di fare tutta questa premessa?)

In verità pensavo ad una soluzione simile ogni qualvolta mi cimentavo nella preparazione di marmellate e confetture. Parlandone con la mia “fonte” ho saputo che l’oggetto esiste, l’ho comprato, è meraviglioso ed è più di quello che sembra. E’ un praticissimo imbuto con bocca larga adattabile alla maggior parte dei barattoli, agevola l’invasatura di preparazioni dense (non solo marmellate e confetture) senza sporcare e senza spreco, perché tutto quello che cade e si appiccica nei contenitori non si recupera più, e, altra caratteristica non indifferente, evita di scottarsi le dita.

Non conosco chi lo ha inventato e quando è successo, come dice Bruno Munari, “è un oggetto ben progettato e non importa da chi”, è la soluzione ad un problema e con una piacevole forma.

Foto tratte da internet

A COSA SERVE?

A cosa serve?” è la domanda che adoro fare quando mi ritrovo nella sua cucina tra aggeggi e utensili di ogni forma e stile, quando vado per mega negozi specializzati in oggetti casalinghi e arnesi vari. La curiosità, il fascino e la meraviglia è capire a cosa servono, osservare le forme e le proporzioni, i vari incastri e anche cercare le loro storie, chi li ha inventati, scoprire il perché di ognuno e quale problema ha generato quella soluzione.

C’è un oggetto da utilizzare per le noci che merita attenzione. In questi giorni invernali le noci sono ovunque e tutti sappiamo che per poter mangiare la parte commestibile della noce, chiamata in botanica seme, bisogna “eliminare” il guscio legnoso e rugoso diviso in due metà (endocarpo, sempre per i botanici!) e, per farlo occorre lo SCHIACCIANOCI. Utensile molto utile, ne esistono tanti modelli e nella letteratura fantastica  anche animati, da cui è tratto il famoso balletto con musiche di Čajkovskij.

Ma, il designer Jim Hannon-Tan nel 2002 ha progettato per Alessi un oggetto che “è un piccolo punteruolo che ricorda nella forma i semi dell’acero” chiamato APRINOCI Nut splitter, il punteruolo penetra nella fessura tra i due gusci e con una piccola rotazione apre le due parti e libera il gheriglio.ALESSI-APRINOCI-NUT-SPLITTER-extra-big-772

E’ una “genialata” perché non schiaccia le noci, ma le apre. Questo gesto lo vedevo fare con la punta del coltello ai miei nonni maschi quando ero piccola raccomandandomi di non rifarlo perché ci si poteva far male, e quando l’ho visto per la prima volta è stata una conquista!

Oltre ad aprire le noci come facevano i miei nonni è bello poter spiegare a cosa serve a chi me lo chiede.

Foto tratta da internet